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Cenni Storici

Cenni Storici

Nel VIII-XII secolo a.C la prima vera forma di calcio nasce in Giappone, dove risulta si giocasse il Kemari, tuttora praticato. In uno spazio relativamente piccolo, i giocatori dovevano passarsi la palla senza che questa toccasse terra. La palla utilizzata era un involucro di cuoio al cui interno era inserita una vescica di animale gonfiata.

Nel XI secolo a.C. si gioca al Tsu-chiu impiegava una palla ripiena di piume e capelli di donna. Per giocarci era necessario infilare il pallone in una porta fatta da due canne di bambù con al centro un buco, utilizzando soltanto i piedi. La disciplina

Intorno al quarto secolo a.C. in Grecia si afferma l'Episkyros che, seppure riconosciuto come uno sport, non è stato mai inserito tra i giochi olimpici dell'epoca. Si gioca con una palla sferica, piccola, dura e ripiena di lana o stoppa.

Nel Medioevo, intorno al 200 d.C.i giochi con il pallone furono soprattutto espressione dell'antagonismo tra villaggi. Infatti le cronache locali narrano delle crescenti violenze legate a questo gioco soprattutto durante il periodo del carnevale. Dal Duecento arrivano invece notizie della presenza di un gioco con la palla, il Large-football dalle Isole Britanniche, sempre caratterizzato dalla violenza del gioco.Palla ricavata da vesciche di maiale che venivano gonfiate.

Nella seconda metà del 400 il calcio fiorentino, assai diffuso a quei tempi, era noto più che altro come uno scontro tra partiti politici, quello dei verdi e quello dei bianchi, rispettivamente della riva sinistra e destra dell'Arno. Le due squadre si sfidavano in Piazza Santa Croce ed il partito che vinceva si appropriava delle insegne avversarie.Palla ricavata da vesciche di maiale che venivano gonfiate.

In Inghilterra - dove era stato probabilmente introdotto, come abbiamo visto, dalle legioni di Giulio Cesare - sono numerose le tracce, anche letterarie, dell'assidua pratica del gioco il gioco della palla con i piedi, o football. In questo ambito si colloca la vera origine del calcio moderno, che progressivamente trova la sua codificazione nei grandi e aristocratici campus di Harrow, Rugby e Charterhouse.

La data storica cui si fa risalire la nascita del gioco del calcio moderno è il 26 ottobre 1863. Quel giorno, alla Freemason's Tavern di Great Queen Street, nel rione di Holborn, si riunirono 11 club dell'area di Londra per uniformare i loro regolamenti. Due erano le tendenze dominanti: la prima intendeva consentire l'uso delle mani e dei piedi, mantenendo al gioco le sue caratteristiche originarie di scontro anche fisico; la seconda era favorevole, invece, al solo uso dei piedi e a un'impostazione nettamente meno violenta. I fautori di quest'ultimo orientamento confluirono nella FA (Football Association), che fu la prima federazione calcistica nazionale con lo scopo primario è codificare in maniera organica e omogenea il nuovo gioco. Palla con camera d'aria interna in gomma, ricoperta da 12 strisce di cuoio non impermeabili.

Sempre in Gran Bretagna, due tappe fondamentali nell'evoluzione del calcio moderno furono raggiunte prima della fine del secolo. Nel 1885, di fronte al dilagare della pratica calcistica, che vedeva ormai impegnati un gran numero di club e moltissimi giocatori, la FA riconobbe la possibilità di corrispondere al calciatore, per le sue prestazioni agonistiche, un modesto compenso, che andava pertanto a integrare il guadagno derivante dal suo lavoro abituale. Era la prima forma di un fenomeno, il 'professionismo'.

L'altro momento fondamentale fu rappresentato dall'istituzione, nel 1886, dell'IFAB (International football association board), a opera delle quattro federazioni britanniche (a quella inglese, che nel 1863 aveva aperto la strada del calcio moderno, si erano aggiunte la scozzese nel 1873, la gallese nel 1876, l'irlandese nel 1880).

Dalla Gran Bretagna, che gli aveva dato forma e organizzazione, il football, nell'ultimo trentennio del 19° secolo, cominciò a espandersi nel continente europeo e sulle rive sudamericane dell'Oceano Atlantico.

Ovviamente, la partenza anticipata aveva consentito alla Gran Bretagna un vantaggio anche sul versante tecnico. Quando nel resto d'Europa e nel Sud America si muovevano i passi iniziali e si allacciavano i primi timidi contatti internazionali, le quattro federazioni britanniche già disputavano da tempo un regolare e seguitissimo torneo. Chiamato Home championship, il quadrangolare fra le rappresentative d'Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda fu inaugurato nel 1884: questa prima edizione si concluse con il trionfo della Scozia, che vinse tutte le partite.

La Francia nel 1900 organizza le seconde Olimpiadi dell'era moderna, gli organizzatori inserirono nel programma, non a titolo ufficiale ma solo come torneo dimostrativo, un triangolare di calcio che riscosse un notevole successo di pubblico. Oltre alla Francia e al vicino Belgio, era stata invitata una rappresentativa inglese, l'Upton Town, che pur non figurando nell'élite britannica si affermò nettamente sui debolissimi avversari.

Il 21 maggio 1904, con il pretesto di un match internazionale tra Francia e Belgio, Guérin inviò a Parigi i delegati di otto federazioni (oltre alla Francia, Olanda, Belgio, Germania, Svezia, Svizzera, Spagna e Danimarca) e fondò la FIFA (Fédération internationale de football association). La FIFA riuscì a convincere le federazioni britanniche a entrare a far parte del nuovo organismo nel 1905.È da notare che i britannici ottennero di entrare nella FIFA con tutte e quattro le loro federazioni, nonostante una norma dello statuto prevedesse la partecipazione di una sola federazione per ciascuna nazione, anomalia esistente ancora oggi.

L'Italia, entra nella FIFA nel 1905 e inizia la sua attività internazionale nel 1910 con una netta vittoria sulla Francia.

Il grande successo dei tornei olimpici del 1924 e del 1928 costituì anche la spinta decisiva per il varo ? sospiratissimo ? del Campionato del Mondo di calcio, senza più vincoli regolamentari a impedire la presenza dei campioni più forti e rappresentativi di ogni paese. Peraltro, la finale del primo Campionato del Mondo, disputato in Uruguay nel 1930, ripropose alla lettera, anche nell'esito, quella olimpica di Amsterdam. Il Sud America dettava legge e i suoi fuoriclasse diventarono oggetto di contesa da parte dei più ricchi club europei, tra i quali, naturalmente, quelli italiani.

A contrastare la superiorità della scuola sudamericana, nel periodo che va dai primi Mondiali alla guerra, fu dunque l'Italia. Il calcio italiano aveva conosciuto una crescita impetuosa anche grazie all'appoggio massiccio offerto dal regime fascista (che aveva intuito la formidabile efficacia propagandistica del calcio) alla struttura organizzativa, che diede i risultati migliori in occasione del secondo Campionato del Mondo, nel 1934. Nel 1938, quattro anni dopo aver superato ai Mondiali del 1934 l'élite europea (battendo Spagna, Austria e Cecoslovacchia), il calcio italiano si guadagnò un'ulteriore laurea sul campo in Francia. Purtroppo non si presentò una terza occasione per confermare il momento d'oro del calcio italiano: i Mondiali in programma nel 1942 non si svolsero, a causa della Seconda guerra mondiale. In seguito, anche per il calcio, sarebbe stata tutta un'altra storia.

Nell'Italia del dopoguerra vigeva l'egemonia tecnica del Grande Torino, che collezionava scudetti e record giocando un calcio estremamente innovativo, almeno nel panorama nazionale. La squadra granata, infatti, adottava gli schemi del sistema inglese, mentre quasi tutte le altre formazioni che partecipavano al Campionato erano ancora fedeli al metodo

Il Campionato del Mondo del 1954, considerato tuttora quello di maggior qualità in assoluto, per valore tecnico e spettacolare, non si ricorda soltanto per l'inaspettata affermazione dei tedeschi, tornati rapidamente a vincere dopo la sconfitta bellica. La vera novità di questo Campionato fu, però, il debutto ufficiale della televisione in una grande manifestazione calcistica. Sino ad allora soltanto gli addetti ai lavori potevano spingere la loro competenza oltre i confini nazionali, mentre gli sportivi, che pure seguivano le vicende calcistiche in misura sempre più massiccia, conoscevano bene i campioni di casa, ma degli altri avevano pochi e vaghi riscontri. Ammirare dal vivo fuoriclasse quali Puskas, Schiaffino, Didí, Julinho, Hidegkuti, Beara, Ocwirk, Rahn contribuì ad aprire nuove prospettive.

La televisione ebbe un ruolo assai importante anche nel lancio di una manifestazione che, partita in sordina a metà degli anni Cinquanta, acquisì col tempo un'importanza fondamentale: la Coppa dei Campioni. A portare la Coppa dei Campioni al vertice del gradimento popolare fu proprio il Real Madrid, il cui calcio scintillante, libero da vincoli tattici, illuminato da grandissimi campioni, diventò per tutti un riferimento obbligato. L'argentino Di Stefano, il francese Kopa, lo spagnolo Gento, più avanti l'ungherese Puskas (lo sfortunato capitano della Grande Ungheria) divennero gli ambasciatori di questo calcio

Sulla scia della Coppa dei Campioni, altre competizioni come la Coppa delle Coppe, riservata alle squadre vincitrici della Coppa nazionale, e la Coppa delle Fiere, poi divenuta Coppa UEFA, contribuirono ad arricchire sempre più il panorama di confronti internazionali.

Nel corso dei secoli il calcio si è progressivamente affermato fino a diventare, grazie soprattutto ai tanti tornei nazionali e internazionali, lo sport più popolare in tutto il mondo. I prossimi mondiali, in programma in Brasile a partire dal prossimo giugno, saranno l'evento sportivo più seguito del pianeta, tenendo incollati alla tv decine di milioni di telespettatori. Palla composta da 32 pannelli di cuoio impermeabile e con camera d'aria interna.

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